7 Maggio 2011
ACCORDO SU DEROGA E NUOVA MAPPA NITRATI “COSI’ ABBIAMO DIFESO TERRITORIO E AZIENDE”

 “Un risultato che è frutto dell’impegno di Coldiretti e della positiva risposta della Regione Lombardia per la difesa delle aziende agricole contro una misura che rischiava di penalizzarle in maniera ingiusta e sproporzionata” così Carlo Greco, Direttore della Coldiretti di Milano e Lodi commenta l’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni dello schema dell’accordo per la predisposizione, entro l'anno, di uno studio sulle zone vulnerabili da nitrati e sulla definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai diversi settori civili e produttivi (quindi non solo agricolo).

“Questo schema di accordo è un passo determinante per salvare gli allevamenti italiani e continuare ad assicurare la produzione di salumi e formaggi Made in Italy” spiega Carlo Franciosi, Presidente della Coldiretti di Milano e Lodi. Lo studio affiancherà la richiesta di "deroga" ai limiti attuali di azoto zootecnico per ettaro, sulla quale Bruxelles si pronuncerà  il prossimo 17 maggio. In base a quello che Coldiretti chiedeva da tempo, le Regioni si impegnano a promuovere l'aggiornamento delle zone vulnerabili e l'adeguamento dei programmi d'azione in base ai risultati che emergeranno dallo studio.

“Infatti – dice il Direttore della Coldiretti di Milano e Lodi – anche in Lombardia gli ultimi dati dell’Arpa indicano la presenza di nitrati in zone dove ci sono insediamenti industriali e residenziali mentre il carico zootecnico è limitato o inesistente. Per questo è necessario studiare la situazione e arrivare a una nuova mappa italiana e lombarda delle zone vulnerabili, tenendo conto dell’impatto che hanno industrie e centri abitati. Una misura che anche la Lombardia ha appoggiato dando una positiva risposta alle sollecitazioni poste dalla lettera inviata dal Presidente di Coldiretti Sergio Marini al Presidente Roberto Formigoni e all’assessore Giulio De Capitani”.

L’accordo fra Stato e Regioni prevede anche l’individuazione di risorse per adeguare le infrastrutture delle aziende e per il riciclo dei reflui. “La palla si sposta ora a Bruxelles – conclude Franciosi - dove tocca allo Stato italiano difendere l’accordo raggiunto”.

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