8 Luglio 2015
NO AI FORMAGGI IN POLVERE: MERCATO DEL LATTE A RISCHIO, GIA’ CHIUSO IL 30 PER CENTO DELLE STALLE

Mentre la lobby delle industrie fa pressioni sulla UE perché anche in Italia si possa utilizzare la polvere per fare formaggi e yogurt, nell'ultimo decennio nelle province di Milano, Lodi, Monza Brianza si sono perse oltre il 30 per cento delle stalle da latte, a causa della crisi e delle importazioni di prodotti dall'estero. Il via libera alla polvere di latte, inoltre, metterebbe a rischio anche 8 formaggi tradizionali prodotti tra Milano, Lodi e Monza su un totale di 63 censiti a livello lombardo.

E' quanto afferma la Coldiretti Interprovinciale in occasione della manifestazione che oggi ha portato in piazza Montecitorio a Roma allevatori, mastri casari e cittadini per difendere la legge n.138 dell’11 aprile del 1974 che da oltre 40 anni garantisce all’Italia primati a livello internazionale nella produzione casearia anche grazie al divieto all’utilizzo della polvere al posto del latte. Tra gli allevatori presenti nella capitale anche una delegazione proveniente da Milano, Lodi, Monza guidata dal Presidente Alessandro Rota.

Il superamento della norma numero 138 del 1974 - spiega la Coldiretti - provocherebbe l’abbassamento della qualità, l’omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura a formaggi, yogurt e latticini Made in Italy. "Diciamo no ai formaggi in polvere - afferma Umberto Lovati allevatore di Bertonico (LO) - perché sono un controsenso e rischiano di peggiorare di più la situazione delle nostre stalle e del prezzo del latte, che ha raggiunto ormai ribassi insostenibili. I formaggi vanno fatti con il latte e non con le polveri come magari vorrebbe qualcuno". 

Con il via libera alle polveri - afferma la Coldiretti Interprovinciale - sarebbero a rischio anche i 63 formaggi tipici tradizionali lombardi. Tra Milano, Lodi, Monza Brianza se ne contano 8, alcuni dei quali presenti su più territori e così suddivisi: 8 a Lodi, 5 a Monza, 5 a Milano. Non vengono considerati in questo elenco i formaggi DOP che per fortuna hanno rigidi disciplinari che ne impongono l'utilizzo di vero latte italiano. 

Intanto - spiega la Coldiretti - il sistema produttivo interprovinciale ha perso 277 allevamenti da latte in dieci anni visto che si è passati dai 903 del 2003/2004 ai 626 del 2014/2015. In provincia di Lodi il taglio è stato del 29,9% mentre tra Milano e Monza Brianza si è arrivati a -31,3%. "La posta in gioco è alta - spiega Alessandro Rota, Presidente Coldiretti Milano, Lodi, Monza Brianza - La qualità e l'unicità dei nostri formaggi rischiano di scomparire per colpa di qualche lobby industriale italiana, che chiede il via libera all'utilizzo di polveri anche nel nostro paese. Il pericolo è omologare la nostra produzione e spingere alla chiusura altre stalle. Una beffa sia per i consumatori che per i produttori, questi ultimi già messi a dura prova dalla crisi economica che dal 2008 sta stringendo il nostro Paese in una morsa e dal crollo del prezzo del latte alla stalla, per il quale oggi gli allevatori prendono anche meno di 36 centesimi al litro, un valore che non basta neppure a comprare un caffè al bar". Rispetto allo scorso anno - conclude la Coldiretti - la caduta delle quotazioni, causata dalle importazioni di latte e semilavorati dall'estero, ha creato un buco di quasi 200 milioni di euro nel sistema zootecnico lombardo, con il prezzo del latte alla stalla che è crollato di circa il 20 per cento.

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